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Casoria, pitbull azzanna al volto una 25enne: come la ha ridotta

Casoria, pitbull azzanna al volto una 25enne: come la ha ridotta

L'ultimo caso di una lunga e inquietante serie. L'ultimo caso di un pitbull che ferisce una persona. La vittima è una 25enne, azzannata al volto mentre tentata di difendere il suo bassotto. L'episodio è avvenuto nel tardo pomeriggio di giovedì 9 luglio a Casoria, a nord di Napoli. La ragazza si trovava nei giardinetti di via Mauro Calvanese insieme al proprio cane, in una zona destinata proprio agli animali. Nello stesso recinto era presente anche un'altra donna con un pitbull. Secondo la ricostruzione effettuata dagli agenti della Polizia Locale, il pitbull sarebbe riuscito a liberarsi dal guinzaglio, dirigendosi verso il bassotto della ragazza. Resasi conto del pericolo, la 25enne si sarebbe lanciata per proteggere il suo animale, cercando di fare da scudo con il proprio corpo. A quel punto il pitbull avrebbe iniziato a muoversi attorno ai due animali e alla ragazza, per poi scagliarsi contro di lei. L'aggressione le ha provocato lesioni al volto, in particolare nella zona del sopracciglio, del naso e dello zigomo. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 dell'Asl Napoli 2 Nord e gli agenti della Polizia Locale di Casoria, guidati dal comandante Pasquale Pugliese. Dopo le prime cure ricevute sul luogo dell'accaduto, la giovane è stata trasferita al pronto soccorso dell'ospedale San Giovanni di Dio di Frattamaggiore. I medici le hanno applicato un punto di sutura e disposto una prognosi di tre giorni. Nel frattempo gli agenti hanno raccolto le testimonianze dei presenti e ascoltato anche la proprietaria del pitbull per ricostruire con precisione la dinamica dei fatti. Sul luogo dell'aggressione è intervenuto anche il servizio veterinario dell'Asl, che avrebbe accertato la regolare identificazione dell'animale tramite microchip. Restano comunque in corso gli approfondimenti degli investigatori, che stanno verificando eventuali responsabilità legate alla custodia del cane.

8 hours ago
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Zverev, il fratello spaventa Sinner: "Ecco come può batterlo"

Zverev, il fratello spaventa Sinner: "Ecco come può batterlo"

Prima che Sascha arrivasse a giocarsi il titolo sul Centre Court, nella famiglia Zverev c’è già chi sull’erba ha già vinto. Mischa, dieci anni più grande del fratello, suo allenatore, insieme al padre Alexander senior, è stato un singolarista di alto livello, capace di raggiungere il numero 25 della classifica mondiale. Nel 2017 raggiunse i quarti di finale dell’Australian Open dopo aver eliminato il numero uno del mondo Andy Murray e, l’anno successivo, conquistò proprio sull’erba di Eastbourne il suo unico titolo ATP. La sua lettura della finale (ore 17, diretta Sky Sport e in chiaro su Tv8) tra Jannik Sinner e Alexander Zverev è quella di un uomo che conosce i segreti, i movimenti e le difficoltà della superficie sulla quale Sascha oggi giocherà la prima finale della carriera a Wimbledon con il campione in carica. Mischa, alla fine è arrivata la finale che tutti si aspettavano? «È una grande finale. Si affrontano la testa di serie numero uno e la numero due, i due giocatori che in questo momento stanno esprimendo il miglior tennis al mondo. Era difficile immaginare una partita più importante per assegnare il titolo. Credo sarà una finale bellissima». Come arriva Sascha a questo appuntamento? «Arriva molto bene. Ha giocato un ottimo torneo e ha espresso un tennis davvero efficace sull’erba. Ha dovuto superare anche alcune partite complicate, ma sta servendo benissimo, si muove molto bene e fino a questo momento non possiamo davvero lamentarci di nulla. Per lui è stato un grande Wimbledon». È la sua prima finale a Wimbledon. In che modo è cresciuto su questa superficie? «Sull’erba bisogna giocare in maniera diversa e soprattutto muoversi diversamente. Servono colpi e soluzioni specifiche. Negli ultimi anni Sascha è stato anche sfortunato: nel 2024, quando sentiva di stare giocando molto bene, cadde e si procurò una frattura a un osso del ginocchio. Adesso, però, ha imparato a giocare e a muoversi sulla superficie. Rispetto al passato è diventato un giocatore migliore sull’erba». Che Sinner hai visto durante queste due settimane? «Quando un giocatore come Jannik è costretto a disputare cinque set al primo turno, non si può dire che stia esprimendo il proprio miglior tennis. Il suo torneo, però, è andato in crescendo. In semifinale ha battuto Novak Djokovic in tre set e ogni volta che riesci a superare Novak sull’erba, per di più senza concedergli un set, significa che hai giocato un tennis straordinario. Guardando i risultati e quello che abbiamo visto in campo, direi che Sinner è migliorato partita dopo partita e adesso sta giocando in maniera fenomenale». Sinner ha vinto gli ultimi nove confronti diretti contro Sascha. È un dato che potrebbe pesare nella sua testa? «Non credo che Sascha penserà ai risultati del passato. Sarà concentrato sul presente e su quello che dovrà fare in campo. Jannik ha vinto quelle partite perché negli ultimi due anni è stato il miglior giocatore del mondo e ha espresso un tennis eccezionale su tutte le superfici. È quindi giusto riconoscergli questi meriti». Quei precedenti, dunque, non condizioneranno la finale? «No. Come diciamo spesso, i risultati del passato non possono prevedere quello che accadrà in futuro; proveremo a fare meglio e a cambiare la storia di questa sfida». La vittoria di Sascha al Roland Garros può aver cambiato qualcosa dentro di lui? «Spero di sì. Vincere aiuta sempre. In questo momento è molto fiducioso, positivo e sta giocando bene. Quando continui a vincere partite, la sicurezza cresce e diventa più facile affrontare anche appuntamenti così importanti. Arrivare qui dopo il successo di Parigi gli ha certamente dato qualcosa in più». Chi scegli come favorito per la finale? «Mio fratello, naturalmente. È mio fratello (ride)». Ci si saluta con un sorriso con Mischa, tra i campi di Aorangi Park, dove per due settimane sia Zverev sia Jannik Sinner hanno preparato il loro cammino nel torneo più bello e iconico del mondo.

9 hours ago
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Superbonus, coi soldi della maxi-truffa si fa 17 auto di lusso e 26 appartamenti

Superbonus, coi soldi della maxi-truffa si fa 17 auto di lusso e 26 appartamenti

Altro giro, altro sgradito regalo figlio del Superbonus, il sciagurato bonus edilizio voluto da Giuseppe Conte e M5s. Questa volta a finire sotto i riflettori è una presunta maxi frode scoperta dalla Guardia di Finanza tra Viterbo e Frascati, culminata con un sequestro patrimoniale da circa 9 milioni di euro. Nel mirino degli investigatori è finita una società con sede legale nella Tuscia, sospettata di aver alimentato un sistema basato sulla creazione e sull'utilizzo illecito di crediti d'imposta legati a lavori edilizi che, secondo quanto emerso dagli accertamenti, non sarebbero mai stati eseguiti. Le indagini delle Fiamme Gialle hanno ricostruito un meccanismo che avrebbe consentito di generare crediti fiscali attraverso cantieri soltanto sulla carta. Le società coinvolte, infatti, risultavano prive di una reale organizzazione operativa, senza strutture adeguate né mezzi idonei, nonostante dichiarassero interventi edilizi in numerose province italiane. In diversi casi i presunti committenti sarebbero stati completamente all'oscuro delle operazioni effettuate a loro nome. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48490385]] Secondo gli inquirenti, il principale regista dell'operazione sarebbe un uomo considerato socialmente pericoloso. Parte dei proventi ottenuti grazie ai crediti fiscali sarebbe stata reinvestita nell'acquisto di immobili e beni di valore, mentre altre somme sarebbero state trasferite all'estero, su conti correnti aperti presso istituti bancari rumeni e intestati a prestanome. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48415987]] L'entità del patrimonio sequestrato ha attirato l'attenzione degli investigatori: 17 auto di lusso, 26 appartamenti, tre società e diversi rapporti bancari riconducibili a tre soggetti che, sulla carta, dichiaravano redditi molto modesti. Un patrimonio ritenuto incompatibile con le loro capacità economiche ufficiali e che avrebbe rappresentato il frutto della presunta truffa ai danni dello Stato. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48390337]]

9 hours ago
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Hormuz, stretto chiuso e missili sulle navi. Usa, pioggia di fuoco in Iran: si è riscatenato il caos

Hormuz, stretto chiuso e missili sulle navi. Usa, pioggia di fuoco in Iran: si è riscatenato il caos

Come al gioco dell'oca, si torna dal punto di partenza. Peccato che si stia parlando di una guerra, quella tra Stati Uniti e Iran. Gli ayatollah hanno infatti nuovamente chiuso lo Stretto di Hormuz e colpito con dei missili due navi commerciali che tentavano di attraversarlo. Washington ha risposto con una terza ondata di attacchi, colpendo 140 obiettivi militari. La risposta di Teheran è stata durissima: missili su Emirati, Qatar e Bahrein. La situazione, dunque, è nuovamente fuori controllo Iran, seconda nave colpita nello Stretto di Hormuz: Teheran rivendica l'azione Le Guardie Rivoluzionarie iraniane sostengono di aver neutralizzato una seconda imbarcazione nello Stretto di Hormuz nell'ambito della risposta militare agli attacchi americani contro installazioni iraniane. In una nota diffusa attraverso i canali della televisione di Stato, il Corpo dei Pasdaran afferma che l'unità navale avrebbe violato le acque controllate da Teheran e sarebbe stata quindi colpita e messa fuori uso. Nello stesso comunicato viene inoltre rivendicata una nuova ondata di missili balistici contro la base statunitense di Al Udeid, in Qatar. Ghalibaf agli Usa: L'epoca degli accordi a senso unico è terminata Messaggio durissimo da parte del presidente del Parlamento iraniano Mohammad Ghalibaf, che attraverso un post pubblicato su X ha lanciato un avvertimento agli Stati Uniti e ai loro alleati. L'era degli accordi unilaterali è finita. Ve l'avevamo detto: mantenete la parola data o ne pagherete le conseguenze. La realtà bussa alla porta, ha scritto il leader politico iraniano. Teheran rivendica attacchi in quattro Paesi del Golfo L'Iran ha annunciato di aver colpito obiettivi militari collegati agli Stati Uniti in diversi Paesi della regione, tra cui Giordania, Qatar, Kuwait e Bahrein. Secondo quanto riferito dalle Guardie Rivoluzionarie, la base aerea americana Principe Hassan, in territorio giordano, sarebbe stata bersagliata da missili balistici che avrebbero distrutto il centro di comando e controllo e gli hangar destinati ai droni MQ-9 Teheran sostiene inoltre di aver preso di mira la base di Al Udeid, in Qatar, danneggiandone strutture operative e centri di comando. In Kuwait, invece, l'esercito della Repubblica Islamica rivendica attacchi con droni contro sistemi Patriot, depositi di munizioni e infrastrutture radar statunitensi. Ulteriori operazioni con velivoli senza pilota avrebbero infine colpito sistemi di comunicazione e radar militari americani presenti in Bahrein. Il Pentagono: Nella nuova offensiva colpiti 140 bersagli Secondo il Comando Centrale degli Stati Uniti, la fase più recente delle operazioni militari avviata tra sabato e domenica avrebbe portato all'attacco di circa 140 obiettivi militari. Il dato è stato diffuso dal Centcom nell'ambito dell'aggiornamento sulle attività condotte contro le forze iraniane. Nave mercantile centrata da un missile nello Stretto di Hormuz Alla base della decisione iraniana di chiudere lo Stretto di Hormuz ci sarebbe l'attacco contro una nave commerciale in transito nell'area. Lo riferisce Axios citando fonti americane. Secondo la ricostruzione, l'imbarcazione sarebbe stata colpita da un missile lanciato dalle Guardie della Rivoluzione, riportando danni molto gravi durante il tentativo di attraversamento del passaggio marittimo. Gli Usa avviano una nuova serie di raid contro l'Iran Washington ha annunciato una nuova offensiva contro obiettivi iraniani. In una nota, il Centcom ha spiegato che si tratta della terza serie di attacchi della settimana contro l'Iran, in risposta all'aperta aggressione da parte del Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica contro la M/v Gfs Galaxy, una nave portacontainer battente bandiera cipriota in transito nello Stretto di Hormuz. Secondo il comando americano, un membro civile dell'equipaggio risulta disperso. La nave, colpita durante l'attacco, sarebbe stata gravemente danneggiata da un incendio e da problemi alla sala macchine, risultando impossibilitata a proseguire la navigazione. Pasdaran: lo Stretto di Hormuz resta interdetto al traffico La marina delle Guardie Rivoluzionarie ha confermato che lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso fino a una futura decisione di riapertura. Al momento non è stata indicata alcuna tempistica per il ripristino della normale circolazione marittima. La notizia è stata rilanciata dall'agenzia di stampa turca Anadolu.

9 hours ago
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Sigfrido Ranucci "liquidato" dal big di Report sotto anonimato: "Ma ora con che faccia..."

Sigfrido Ranucci "liquidato" dal big di Report sotto anonimato: "Ma ora con che faccia..."

I dubbi iniziano a farsi strada anche all'interno della redazione di Report, dubbi figli dell'inchiesta su Valter Lavitola, del rapporto di Sigfrido Ranucci con quest'ultimo e dello strano attentato che ha colpito proprio Ranucci. Mentre il caso continua ad allargarsi e a sollevare interrogativi, il clima nella storica trasmissione d'inchiesta di Rai 3 sarebbe diventato sempre più teso. A contribuire ad alimentare le perplessità sono anche le numerose dichiarazioni rilasciate negli ultimi giorni da Lavitola. L'ex faccendiere, che in passato era stato definito da Ranucci un amico geniale, sta infatti raccontando dettagli e retroscena di un rapporto che, a suo dire, sarebbe andato avanti per anni. Interviste, allusioni e messaggi che stanno avendo inevitabili ripercussioni all'interno della squadra del programma. Secondo quanto emerge, Ranucci avrebbe voluto rassicurare personalmente i suoi collaboratori. Se avete dubbi su di me sono pronto a un passo indietro, avrebbe detto nel corso di una telefonata con alcuni inviati della trasmissione. Una frase che fotografa la delicatezza del momento attraversato da Report, soprattutto dopo che la vicenda dell'attentato denunciato dal giornalista si è intrecciata con il nome di Lavitola, rendendo il quadro ancora più complesso. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48512779]] Tra i collaboratori di Ranucci circolano diverse ipotesi. E secondo quanto scrive il Corriere della Sera, tra i giornalisti della trasmissione, c'è anche chi ritiene possibile che Ranucci potrebbe essere ricattato. Suggestioni che danno la cifra dell'inquietudine che permea la redazione. Il tutto mentre il programma è alle prese con lo stop alle repliche e con le incognite legate alla prossima stagione. La redazione, composta da decine di professionisti tra inviati, redattori, videomaker e montatori, è per ovvie ragioni in fermento. Per giovedì è prevista una riunione degli inviati, il gruppo che segue le inchieste più sensibili, per discutere delle conseguenze della vicenda e valutare eventuali iniziative, compresa la possibilità di chiedere un confronto con i vertici Rai. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48513999]] Infine, una riflessione, sotto anonimato, che colpisce nel profondo. Una riflessione di uno dei giornalisti della trasmissione, citato sempre dal Corsera, che riassume il disagio di queste ore in una sola domanda: Con quale faccia potrò andare da un politico a chiedergli conto dei suoi legami pericolosi con personaggi controversi?. Un buon punto... [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48512753]]

9 hours ago

Lavitola, gli affari in Camerun? Toh, che cosa andava in onda su Report

Lavitola, gli affari in Camerun? Toh, che cosa andava in onda su Report

Nell'inchiesta su Valter Lavitola e l'attentato a Sigfrido Ranucci si punta anche verso il Camerun, dove il faccendiere ha diversi interessi economici. Intrecci che hanno riguardato più di una puntata di Report, così come ricorda Il Messaggero. Mentre proseguono gli accertamenti interni della Rai e le indagini degli inquirenti, emergono nuovi elementi sul rapporto tra Lavitola e il conduttore della trasmissione di Rai 3. Al centro dell'attenzione ci sono i contatti avvenuti negli anni: dagli accessi negli uffici Rai, avvenuti in almeno due occasioni tra il 2019 e il 2021, fino ai rapporti personali che avrebbero incluso ospitalità in un bed breakfast riconducibile all'imprenditore, cene e frequenti scambi di informazioni. Secondo quanto sta emergendo, l'obiettivo degli investigatori è ricostruire la rete di interessi economici di Lavitola, che si estende dall'Italia all'Africa, in Camerun. Un capitolo particolarmente rilevante riguarda il Camerun, dove l'imprenditore opera nel settore dei carbon credit, i certificati ambientali acquistati da aziende e multinazionali per compensare le proprie emissioni e rispettare gli obiettivi climatici previsti dalle normative internazionali. Si tratta di un argomento che negli anni è stato affrontato più volte da Report. Lo stesso Ranucci ha riconosciuto che Lavitola gli aveva segnalato spunti e informazioni utili per alcune inchieste, spiegando inoltre di avergli fornito consigli per evitare sorprese. Un passaggio che oggi viene analizzato con particolare attenzione nell'ambito delle verifiche sul ruolo effettivamente svolto dall'imprenditore. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48512753]] Nel frattempo i magistrati intendono acquisire anche il contenuto di un sondaggio che sarebbe stato commissionato da Lavitola con l'obiettivo di valutare una possibile candidatura politica di Ranucci nell'area del centrosinistra. Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori vi è infatti quella secondo cui l'attentato denunciato dal giornalista possa essere stato organizzato per aumentarne la visibilità pubblica in vista di un eventuale ingresso in politica. Una ricostruzione tutta da verificare e che si intreccia con un altro elemento: Ranucci ha sempre sostenuto di non aver mai avuto intenzione di candidarsi. Gli investigatori cercano però di capire se, al contrario, Lavitola potesse intravedere un vantaggio personale o professionale da un'eventuale discesa in campo del giornalista, considerato il rapporto di stretta vicinanza che li legava. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48511990]]

9 hours ago
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I veri nemici dell'Europa stanno a sinistra

I veri nemici dell'Europa stanno a sinistra

Quando la sinistra deve attaccare il centrodestra tira sempre in ballo presunte derive anti europee e nostalgie sovraniste confondendo le fondate critiche politiche alla gestione dell’Unione intesa come istituzione (sbilanciata a sinistra) con la viceversa convinzione che si debba tutti lavorare per una Europa unita, forte, autonoma in tutti i campi compreso quello della difesa. In altre parole le forze conservatrici italiane criticano la sinistra europea, non l’idea di una Europa libera e indipendente e su questo c’è ampia letteratura. Paradossale è invece che chi formula simili accuse (le forze che compongono il cosiddetto Campo largo) salvo rare eccezioni strizzi sempre di più l’occhio al più acerrimo nemico dell’Europa, che non è Trump (i suoi eccessi verbali sono più fumo che arrosto) bensì il despota Vladimir Putin che a più riprese ha minacciato addirittura di fare guerra all’Europa e non è escluso che sia sul punto di farla per davvero (al netto che quella che combatte in Ucraina già di fatto è una guerra all’Europa intera). Sì, a sinistra c’è un filo di putinismo sempre più esplicito e non mi riferisco solo agli “utili idioti” che popolano i talk show giustificando l’aggressione all’Ucraina con la solita solfa della “Nato provocatrice”. Mi riferisco soprattutto ai leader di partito (Conte e Fratoianni) e ai non pochi capi bastone delle correnti Pd (l’ultimo il potente e influente Goffredo Bettini) che stanno cercando di spingere la coalizione progressista verso lidi che con il progresso hanno poco a che fare. Tatticismi a parte, c’è infatti una sorta di Dna ideologico che impedisce a certi progressisti di recidere il cordone ombelicale con la madre Russia culla del comunismo, una nostalgia dura a morire che facendo leva su un pacifismo peloso si trasforma in un formidabile assist agli interessi strategici del Cremlino. E qui nasce il cortocircuito logico: non si può pontificare sulla necessità di un’Europa forte, autorevole e atlantista e contemporaneamente tifare chi quell’Europa la vuole destabilizzare; stare con un piede in Europa e con l’altro in un regime che nega i basilari diritti di popoli e singoli individui. Doppiogiochisti? Direi più semplicemente comunisti (in quanto ad affidabilità pari sono).

10 hours ago

Milano, bucano l'alt della Polizia? Due pregiudicati marocchini fanno una brutta fine

Milano, bucano l'alt della Polizia? Due pregiudicati marocchini fanno una brutta fine

Fuggono all’alt dei vigili ma si schiantano contro un’auto e finiscono in gravi condizioni all’ospedale. Ci risiamo. Non sono passati che pochi giorni dal tragico inseguimento costato la vita all’agente della Polizia Locale di Milano, Francesco Imprezzabile, che i ghisa si sono ritrovati nuovamente impegnati a inseguire di chi invece di fermarsi di fronte alle forze dell’ordine preferisce fuggire mettendo così a rischio non solo la propria vita, ma soprattutto quella degli agenti. Questa la cronaca dei fatti. Sono le 9 di un afoso venerdì mattina all’incrocio di via dei Missaglia e via Costantino Baroni, nella periferia sud di Milano. Una pattuglia della Polizia Locale del comando di Zona 5 di via Tibaldi sta procedendo senza intoppi nella sua attività di controllo del territorio. Improvvisamente però i ghisa notano due ragazzi muoversi su uno scooter con andatura sospetta. Uno di loro in particolare non porta il casco e così gli agenti decidono di fermarli per un controllo. Di fronte all’alt però i due giovani fuggono immediatamente dando così inizio ad un lungo inseguimento a tutta velocità per le strade di Milano. Lo scooter però riesce a muoversi più velocemente nel traffico dell’auto di servizio dei vigili e ad un certo punto i ragazzi riescono a fare perdere le proprie tracce. Ma è solo questione di minuti. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48490587]] Gli agenti della Locale che intanto stanno continuando le ricerche notano infatti che la coppia di fuggitivi si è andata a schiantare contromano contro un’autovettura in via Gratosoglio. Le condizioni dei ragazzi - trovati esanimi a terra senza documenti - appaiono subito serie e così i ghisa chiamano immediatamente in ausilio un’ambulanza di Areu (Agenzia Regionale Emergenza Unica). I paramedici giunti sul posto reputano talmente gravi le condizioni del 25enne che probabilmente si trovava alla guida del mezzo da dovere fare intervenire l’elisoccorso. Pochi minuti dopo però, quando l’elicottero del 118 arriva nel cielo sopra il quartiere di Gratosoglio, il giovane è già diretto con l’ambulanza in codice rosso verso l’ospedale San Carlo dove - a causa dei traumi ala testa, al torace e al bacino - viene immediatamente intubato. Nel frattempo anche l’altro fuggitivo viene trasportato in codice giallo al Policlinico con un trauma alla testa, uno ad un braccio ed uno ad una gamba. Intanto la Polizia Locale riesce a identificare i due giovani. Si tratta di nordafricani di origine marocchina. Entrambe, secondo fonti investigative, sarebbero pregiudicati. Ma non solo. Lo scooter con il quale si sono dati alla fuga risulterebbe rubato pochi giorni prima a Rozzano e sprovvisto di assicurazione. Ieri intanto i ghisa sono stati impegnati anche nell’inseguimento di un egiziano classe 2001 su un monopattino in via Padova. Il nordafricano, dopo non essersi fermato all’alt, ha percorso ad alta velocità i marciapiedi di via Chavez mettendo a rischio l’incolumità dei passanti prima di essere fermato dagli agenti. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48490552]] «Purtroppo la moda di non fermarsi all’alt delle forze dell’ordine sta diventando una piaga a Milano», spiega Alfredo Masucci, sindacalista Uil-Fp e agente del Reparto Radiomobile della Polizia Locale meneghina, «questa volta a farne le spese sono stati i due fuggitivi ma solo pochi giorni fa a rimetterci la vita è stato il nostro collega Francesco Imprezzabile». «Ormai il rischio che gli operatori corrono quotidianamente di fronte a simili comportamenti è diventato altissimo», continua Masucci, «la gente deve comprendere che quando qualcuno fugge di fronte all’alt un agente ha il preciso dovere di andargli dietro nonostante le conseguenze possano essere gravissime anche sul piano personale». Per Amilcare Tosoni, rappresentante sindacale della Cisl-Fp«, «il caso di Ramy, il 19enne morto dopo essere fuggito all’alt di una gazzella del Nucleo Radiomobile, è emblematico». «In quel caso», spiega, «i militari dell’Arma hanno avuto ripercussioni personali altissime dopo essere stati indagati». Dura condanna anche da parte della politica. «I magistrati applichino senza sconti le sanzioni previste dal nuovo codice della strada», spiega Riccardo De Corato, deputato di Fdi, auspicando «tolleranza zero per chi fuggendo mette a rischio la vita degli agenti costretti ad inseguirlo». I nostri agenti rischiano la vita tutti i giorni ma non sempre vengono trattati con il dovuto riguardo dall’amministrazione», dichiara a sua volta il capogruppo della Lega a Palazzo Marino, Alessandro Verri, «mi chiedo se di fronte al coraggio dei ghisa qualcuno non si penta di averli fatto attendere mesi prima di avere il taser». [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48472179]]

13 hours ago

Lia Quartapelle picchia duro: "Fare il gioco di Travaglio? Allora il Pd non esiste"

Lia Quartapelle picchia duro: "Fare il gioco di Travaglio? Allora il Pd non esiste"

«È opportuno chiarirci subito con Giuseppe Conte. Di sicuro prima delle primarie per la scelta del candidato premier, perché non possiamo certo affidare alle primarie la definizione della politica estera». Lia Quartapelle, deputata Pd, è una delle poche voci che, mercoledì, si sono levate contro il leader del M5S che a Napoli ha parlato di una «minaccia russa» costruita per «giustificare la corsa agli armamenti». Si può costruire un’alleanza di governo quando non si è d’accordo se la Russia sia o no una minaccia? «Vorrei partire da Marco Travaglio, che oggi chiarisce in modo lineare qual è lo schema su cui vorrebbe si giocassero le elezioni: da un lato M5S, Avs, Lega e Vannacci, dall’altro tutte le altre forze politiche, tra cui Pd, centristi. Mi sembra offra una grande occasione per fare chiarezza». Il direttore del “Fatto Quotidiano” mette in fila dei fatti: ci sono una serie di forze contro il riarmo, altre a favore. Vediamo chi prende più voti alle elezioni, poi i conti si faranno dopo. Del resto, se non decidete prima... «Non si può pensare che i conti si facciano dopo le elezioni. È già successo nel 2018, quando una parte di quel fronte (M5S e Lega) ha fatto un governo con il preciso obiettivo di sovvertire le alleanze tradizionali del nostro Paese, a partire dall’allentamento delle sanzioni contro la Russia. Io faccio un appello a Conte, che ha citato come sue radici sinistra Dc e Radicali: torni alle sue radici e non si faccia affascinare da questo progetto che lui stesso ha smentito nel 2019 votando Von der Leyen presidente della Commissione europea». Il problema è che nessuno ha la forza di scioglierlo il nodo della politica estera. O forse non si può perché sono posizioni inconciliabili. Non crede? «Ma il nodo non è una finta minaccia russa fatta per ingigantire il riarmo. L’Europa è sotto la minaccia di due fronti: da un lato l’imperialismo russo che ha invaso l’Ucraina e che destabilizza vari Paesi europei attraverso finanziamenti a partiti e guerra ibrida, come sta emergendo dall’inchiesta sulle spie russe, dall’altro lato dall’imperialismo di Trump. Di fronte a questo, la risposta è una maggiore autonomia dell’Europa. Il centrosinistra vuole lavorare per una maggiore autonomia dell’Europa, sia dal punto di vista tecnologico che della difesa, o no? Essere alternativi vuol dire chiedere agli italiani: voi siete per una maggiore autonomia europea, anche in difesa, o no?». Conte le risponde oggi in un post: il problema, dice, sono i salari, i costi energetici, le file in ospedale, non le spese per la difesa. «La sicurezza è un prerequisito. Non c’è modo di migliorare la vita degli italiani se non siamo sicuri. Capisco che chiunque in Italia ponga questa questione sia visto come un guerrafondaio. Ma non possiamo essere ciechi. Certo che una politica che spinge verso il riarmo racconta un fallimento geopolitico, ma in un mondo in cui ai vertici ti regalano una pistola, una difesa autonoma serve per difendere i principi di sicurezza e di solidarietà tra i popoli». Ma se la posizione del M5S non cambia? «Dobbiamo chiarirci il prima possibile. Il Pd ha una posizione di principio chiara. Questo elemento va posto subito, prima dell’autunno. Non c’è nulla più di sinistra che l’autodeterminazione e la solidarietà dei popoli». Peraltro anche Avs la pensa come il M5S. «Quella di Avs, almeno in Europa, è una posizione più sfumata. I Verdi votano a favore dell’Ucraina e anche nel gruppo Left ci sono dei distinguo». Ma in Italia sono contro il riarmo. Dicono: meglio destinare i soldi alla sanità. «Chi vuole destinare più risorse per crescita e sanità perché è contrario a utilizzare il prestito europeo, il Safe? Questi strumenti sono stati pensati proprio per evitare che si utilizzassero risorse destinate al welfare». La verità è anche nel Pd molti la pensano come Conte. Forse per questo si evita il chiarimento? «Per il Pd parlano gli atti parlamentari. Nel momento in cui abbiamo deciso di sostenere l’Ucraina, abbiamo assunto impegni che passano anche dal rafforzamento della difesa europea». Cosa ha pensato quando ha sentito Conte pronunciare quella frase a Napoli? «Mi ha molto amareggiato che un ex presidente del Consiglio che ha avuto responsabilità importanti e che insieme al suo ministro della Difesa ha portato le spese militari dall’1 al 6 facesse quella affermazione». Lei dice: c’è bisogno di un chiarimento su questo tema. Quando? «Sicuramente prima delle primarie, se, come io spero, si faranno per scegliere il candidato premier. Non si può permettere che le primarie decidano del perimetro internazionale della colazione. Va deciso prima. La coalizione di centrosinistra deve chiarire da subito che lavoreremo per un rafforzamento dell’autonomia strategica europea, così come per abolire il diritto veto, lavorare nella direzione del rapporto Draghi sulla competitività. Se ci si vuole contrapporre alla destra, l’alternativa è un rafforzamento europeo. Se si vuole fare un altro gioco, quello di Travaglio, cioè un accordo tra forze filorusse, allora è un’altra cosa. Ma sia chiaro che su questo il Pd non c’è». Conte oggi conclude con un: «Se ne facciano tutti una ragione». «Noi partiamo da elementi di realtà. Lo convinceremo».

15 hours ago
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Giunta Sala, la vergogna in aula sulla donna sfregiata in metro dall'algerino

Giunta Sala, la vergogna in aula sulla donna sfregiata in metro dall'algerino

Si parla tanto di femminicidi, si fanno incontri e manifestazioni contro la violenza, e poi quando accadono dei fatti di cronaca, veri e quindi non situazioni raccontate durante convegni o vetrine politiche, ecco che la sinistra tace. Fa specie che in queste ore, dopo l’aggressione alla 23enne avvenuta giovedì sulla banchina della metro Duomo, per mano di Mohammed Saidi, che le ha sfregiato il volto, il sindaco Beppe Sala taccia. Un secco No comment da parte dell’interna area di maggioranza eppure la questione sicurezza è un problema centrale di Milano. L’ennesimo episodio di violenza gratuita, avvenuto nel cuore pulsante della città, ha scosso l’opinione pubblica e sollevato un polverone politico destinato a far discutere. Lei, una ragazza di origine marocchina, era seduta per i fatti suoi ad attendere il treno quando l'uomo le si sarebbe avvicinato dicendole: «Cosa guardi? Sono uomo e musulmano». Dopo averle sputato addosso e averla colpita con un pugno, l’aggressore ha estratto una lama ferendola al volto. Sul posto è intervenuta la polizia locale che l’ha soccorsa e fermato l’aggressore che tra l’altro si trova in Italia senza permesso di soggiorno e qualche ora prima della violenza era stato fermato e poi rilasciato con divieto di dimora nel capoluogo lombardo. E se da Palazzo Marino non arrivano commenti ufficiali, la reazione del centrodestra non si è fatta attendere. Parole durissime arrivano da Alessandro Corbetta, capogruppo della Lega in Consiglio regionale: «È la dimostrazione del fallimento totale del modello di società costruito in questi anni dalla sinistra. La città è sempre più insicura, abbandonata al degrado e alla prepotenza di chi non rispetta le nostre regole». Corbetta ha poi sollecitato una riflessione profonda sull’integrazione, parlando di «incompatibilità di determinate concezioni culturali e religiose con i nostri valori» e invocato un progetto di rimpatri e remigrazione. «A pagare il prezzo di questo disastro conclude - non sono soltanto gli italiani, ma anche le tante persone straniere che vivono onestamente nel nostro Paese, lavorano, studiano e rispettano le regole. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48355204]] Milano non può continuare a essere il laboratorio ideologico della sinistra sulla pelle dei cittadini». Sulla stessa linea Christian Gara vaglia (Fratelli d'Italia), che esprime sgomento per la gestione del soggetto: «Colpisce che il responsabile fosse stato arrestato poche ore prima e rimesso in libertà. La sicurezza è un diritto fondamentale, non possiamo più tollerare che chi commette reati sia libero di colpire ancora – dichiara - Milano non può rassegnarsi a episodi di una simile violenza. Occorrono controlli costanti, certezza nell’esecuzione delle misure adottate e una risposta ferma nei confronti di chi delinque e mette a repentaglio l’incolumità delle persone». [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48497701]] «La Milano di Beppe Sala assomiglia sempre di più al Far West. Per colpa del buonismo della sinistra, che pretende porte spalancate, le nostre città sono preda di violenti, maranza e clandestini che fanno allegramente i loro comodi, mostrando il più assoluto disprezzo per le leggi e per le norme del vivere civile – sentenzia Silvia Scurati, consigliere del Carroccio in Regione È allucinante che una ragazza non possa essere libera di circolare a Milano senza correre il rischio di essere aggredita e addirittura sfregiata. Ovviamente adesso le femministe nostrane se ne staranno ben zitte. Lo abbiamo detto e lo ripetiamo, per questi personaggi deve valere una sola regola: rimpatrio o remigrazione, senza se e senza ma. Non ci sottometteremo mai alla cultura islamica estremista che considera le donne come un oggetto». «Mi conforta vedere che questa volta la Magistratura si è comportata correttamente, riconoscendo la pericolosità del soggetto» ha aggiunto il deputato di Fratelli d’Italia e memoria storica della destra milanese, Riccardo De Corato. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48498540]] Mentre il magistrato procede con la richiesta di custodia cautelare la domanda che resta sospesa è quanto ancora la città dovrà attendere prima di vedere un'inversione di tendenza reale sul controllo del territorio. «Mi piacerebbe sentire una presa di posizione e una dichiarazione chiara da parte di Sala – aggiunge Riccardo Truppo di FdI a Palazzo Marino - Già questo porterebbe a una presa di coscienza. Se così non fosse allora c’è un problema di percezione sul fenomeno e i milanesi ne devono essere consapevoli». Intanto il nucleo Antiterrorismo dei Ros di Milano sta effettuando verifiche tramite Interpol per escludere un eventuale coinvolgimento dell’uomo in ambienti radicalizzati.

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