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Sondaggio Mannheimer, "Meloni la più popolare. Chi deciderà le elezioni"
April 18, 2026
Posted 5 hours ago by
La risacca della sconfitta referendaria sul consenso del centrodestra sembra ormai finita. Anche se, nell’ultima supermedia Youtrend, che riunisce i dati dei diversi sondaggi, la coalizione appare sotto di un punto (al 44,7, in calo dello 0,1 sul 2 aprile) rispetto al campo largo senza Azione (45,4, +0,2). «L’aumento del consenso per il centrosinistra è certamente l’effetto della vittoria al referendum» spiega a Libero il sociologo e sondaggista Renato Mannheimer.

«Tuttavia un punto percentuale non è una gran differenza per il margine di errore statistico: ritengo che le due coalizioni siano sostanzialmente pari». Dunque il centrosinistra non è avanti, professore? «Ha incassato la vittoria al referendum, male due coalizioni sono pressoché alla pari, qualche settimana è avanti una, qualche settimana è avanti l’altra. Quel che è interessante è che però, se si vota con l’attuale sistema elettorale, diventano decisivi Carlo Calenda e Roberto Vannacci per fare una coalizione e questo determina una forte instabilità del quadro politico». Qual è lo stato di salute del centrosinistra? «Ha due problemi. Il primo riguarda la difficoltà di mettersi insieme: mentre il centrodestra, pur diviso, riesce a unirsi, la sinistra fa più fatica, anche se di recente ha dimostrato, ad esempio alle ultime regionali, di saperlo fare. Il secondo problema è quello al centro delle cronache politiche in questi giorni: la leadership. Chi sarà il candidato premier della coalizione? Con la nuova legge elettorale (nello schema elaborato dalla maggioranza, ndr) il nome del candidato deve essere indicato sul programma. E quindi come sceglierlo? Il candidato premier lo fa chi prende più voti, come avviene nel centrodestra, o chi vince le prmiarie? In questo secondo caso, va sottolineato che l’esito delle primari è molto incerto. Se fino a poco tempo fa i sondaggi davano in vantaggio Giuseppe Conte, ora Elly Schlein sta recuperando. In ogni caso, ritengo che le primarie siano divisive per la sinistra». Può spiegarsi meglio? «Temo ci sarà una lotta feroce tra partiti della coalizione». E invece la premier Giorgia Meloni è uscita ammaccata dal referendum? «Già prima del referendum Meloni aveva registrato un calo di popolarità. E questo è avvenuto anche in settori del centrodestra. Uno dei motivi è che appariva un po’ troppo accondiscendente con Donald Trump. E difatti, conscia di questo, dopo la sconfitta alle urne ha cambiato posizione, come dimostra, tra i tanti, anche il caso della base di Sigonella. E io credo che questo riposizionamento le farà recuperare consenso. Va comunque detto che la sua popolarità, seppur in calo, rimane molto alta». Quindi non è solo colpa della sconfitta referendaria... «Il referendum, che si è trasformato giocoforza in una consultazione politica, ha inglobato anche l’accusa alla premier di essere troppo corriva con gli Stati Uniti di Trump. Questo ha pesato. Perché non dimentichiamoci che la popolarità del presidente americano in Italia è in fortissima caduta: appena il18 dà un voto positivo a Trump, mentre il resto lo giudica negativamente. E attenzione: tra questi ultimi ci sono anche molti elettori di destra. Per questo ritengo che la vicinanza a Trump abbia influito sul passato calo di poplarità di Meloni. E poi c’è anche un’altra cosa». Prego. «Gli italiani sono pacifisti, molto più degli altri popoli. A volte a torto a volte a ragione, ma in ogni caso non capiscono il senso della guerra e accusano come principali responsabili del conflitto in Iran gli Stati Uniti e Israele e solo in seconda battuta Teheran. Inoltre, la maggioranza degli italiani è contraria anche all’invio di armi all’Ucraina, per un senso, vuoi criticabile o superficiale, di pace. E questo accade più che in Francia o nel Regno Unito». Dunque ritiene che il recente cambio di rotta in politica estera di Meloni possa pagare in termini di consenso? «Purtroppo non sono in grado di prevedere il futuro, ma è possibile che Melooni recuperi popolarità. Anche se questo dipende anche da cosa farà il suo governo in quest’ultimo anno di legislatura. Senza dubbio l’esecutivo si trova in un momento molto difficile per via della complicata situazione internazionale. È comunque possibile che con queste scelte Meloni potrebbe recuperare un po’ di terreno». Gli italiani sono in apprensione per i possibili effetti della guerra in Iran sull’economia? «C’è una grande preoccupazione per la situazione economica. Anche se sono un po’ calati dopo il taglio delle accise, i prezzi di carburanti sono ancora alti. C’è insomma timore per un ritorno dell’inflazione, alimentato dall’incremento dei prezzi di petrolio e gas».
Libero Quotidiano
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