Fabiana Di Segni esce dal Pd: «Inaccettabile il clima di violenza contro gli ebrei»
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Fabiana Di Segni esce dal Pd: «Inaccettabile il clima di violenza contro gli ebrei»

April 18, 2026
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Posted 4 hours ago by

«Dal 7 ottobre in poi il linguaggio all'interno del Partito Democratico nei confronti prima di Israele e poi degli ebrei italiani è diventato insostenibile». A denunciare questo clima ormai saturo nel Pd è la consigliera dell'XI mMunicipio di Roma, Fabiana Di Segni, che con il nostro giornale ha commentato la lunga lettera di dimissioni consegnata ai colleghi del suo gruppo.

Fabiana Di Segni esce dal Pd: «Inaccettabile il clima di violenza contro gli ebrei»

Un luogo dove il dibattito ha raggiunto toni di violenza «inaccettabili» con battutine, schermaglie e aggressioni verbali tali da rendere l'aria irrespirabile. «Quando un membro del direttivo ha scritto “si chiama Israele, si legge nazismo” ho inviato una lettera di denuncia ai vertici del Pd. Non è importato loro nulla, se non quando ho annunciato che avrei lasciato il posto e forse anche il partito. Allora mi hanno chiesto di mediare, inviandomi una lettera in cui si dicevano dispiaciuti. In poche parole mi hanno detto ciao-ciao». Gravemente ridondante è stata poi la quasi spasmodica urgenza di chiedere conto sull'operato del governo di Israele. Un mantra che da sempre accompagna gli ebrei italiani, frutto di una incapacità di discernimento fra religione e cittadinanza ma anche di un disegno che mira a rompere l'antico legame fra la componente ebraica e il paese. «Il segretario della sezione di Portuense mi ha detto “tanta solidarietà, però pure voi potreste parlare di Netanyahu”. Di nuovo con questo “voi”, ma io sono una ebrea italiana. Gli ho domandato se chieda anche a tutti i musulmani di condannare il terrorismo». È sulla scia di questa perenne distinzione che la misura è divenuta colma e Di Segni ha deciso di fare un passo indietro. Per sfinimento, in un posto dove a nulla sono serviti appelli di dialogo e inviti a tavole rotonde sul tema dell'antisemitismo. È infatti «impensabile all'interno di un partito che si definisce antifascista che in qualche modo si giustifichi l'odio per gli ebrei». L'appiattimento è quindi totale e «non si parla di Israele, ma nemmeno di Hamas, Hezbollah, Iran e Libano» perché «c'è solo un colpevole». Nel giorno delle dimissioni della consigliera, comunque, solo un membro della giunta si è presentato. Nel temporale d'odio che attraversa la società, la cosa più dolorosa resta, di nuovo, il silenzio collettivo. Lo stesso «che vagava in Europa tanti anni fa» e che si è alimentato nell'indifferenza con l'obiettivo di emarginare e stigmatizzare fino a rendere l'antisemitismo un argomento scomodo invece che una priorità da affrontare. Quella di oggi è quindi una corsia a senso unico in cui le persone «non hanno più coraggio di parlare». Sintomo di una «patologia sociale che funziona per slogan» alimentati anche da una parte dell'informazione responsabile di aver reso «l'israeliano e l'ebreo soggetti di cui si può fare a meno». Pochi giorni fa, anche Emanuele Fiano aveva fatto intendere di voler lasciare il Partito Democratico sostenendo che fosse «impossibile restare». L'ex dem ha sempre rivendicato con orgoglio il proprio sionismo, senza mai risparmiare critiche al governo Netanyahu. Ma per molti del suo gruppo questo non è sufficiente. «Il segretario di sezione mi ha chiesto se assieme a me venisse via pure Fiano, come se fossimo un'unica cosa. C'è da dire che il problema è strutturale, ma non mancano le voci in dissenso. Sono pochi, i riformisti dem, e a loro dobbiamo dire grazie». Il clima dell'intolleranza sta riesumando mostri che si sperava di aver confinato ai margini della storia.

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