Cpr in Albania, Kelany (FdI): «Molto più di un progetto pilota. E ora li faremo in Africa, ricadute sull'energia»
0
World

Cpr in Albania, Kelany (FdI): «Molto più di un progetto pilota. E ora li faremo in Africa, ricadute sull'energia»

April 18, 2026
Scroll

Posted 4 hours ago by

«I dati di dicono che i Cpr in Albania sono più di un semplice progetto pilota. Il prossimo step è estenderlo ai paesi di partenza, quelli inclusi nel Piano Mattei. Una cooperazione che può avere effetti immediati sia dal punto dei flussi che a livello energetico. Grazie a questo tipo di azioni, nascono nuove partnership che hanno ricadute reali su economia e sviluppo, a maggior ragione in un contesto difficile per l'approvvigionamento come quello attuale».

Cpr in Albania, Kelany (FdI): «Molto più di un progetto pilota. E ora li faremo in Africa, ricadute sull'energia»

A spiegarlo Sara Kelany, deputata e responsabile Immigrazione di Fratelli d'Italia. I gruppi di FdI alla Camera e al Senato, nonché il responsabile organizzazione del partito Giovanni Donzelli, lunedì saranno in Albania per visitare i discussi Cpr. Quale è il senso di quest'iniziativa? «Sarà effettuata una verifica sul funzionamento dei centri. Vogliamo, con i fatti, smentire quella narrazione distorta e strumentale per cui queste strutture non funzionano o peggio sono un inutile spreco». Cosa dicono, intanto, i numeri? «Ci dicono che seppure si sia interposta una magistratura politicamente orientata, il progetto funziona. Anzi, rappresenta un modello per l'intero continente. Gli stessi Egitto e Bangladesh, per cui è stato sollevato un caso, alla fine, come anticipato dall'Italia, sono da considerare “paesi sicuri”. Tanto rumore per nulla». Qual è la capienza attuale che Tirana può gestire nel suo territorio? «Parliamo di circa 96 posti. Attualmente dovrebbero essere occupati da una sessantina di soggetti con un curriculum criminale o meglio ad altissima pericolosità sociale. Pur variando tale dato di giorno in giorno, non si è mai scesi sotto questa soglia. Sono già stati rimpatriate un'ottantina di persone, seppure i giudici non convalidino spesso i trattenimenti. Circa la metà dei soggetti transitati, infatti, hanno reiterato una domanda di asilo, strumentale e dilatoria per non essere rispediti laddove erano partiti e potendo così tornare, a piede libero, nel nostro territorio, rappresentando nei fatti un rischio per la nostra sicurezza». La principale polemica sollevata dalle opposizioni, però, resta soprattutto quella relativa ai costi. Stiamo regalando davvero una montagna di soldi al governo di Edi Rama? «Questa diceria è una follia. I centri in Albania costano circa 650 milioni per cinque anni. Parliamo di 180 milioni all'anno, cifra infinitesimale per un qualcosa di innovativo e da cui tutto il vecchio continente prende spunto. Basti pensare che pure all'interno del patto per la migrazione e l'asilo è stata ricompresa la possibilità di creare hubs di ritorno oltre il confine Schengen». La normativa europea, quindi, approva tale modello di gestione? «Noi siamo stati pionieri in Europa e oggi l'UE segue il modello Meloni. Ma le procedure accelerate sono sempre state consentite. La possibilità di espletare procedure di frontiera era addirittura prevista in una direttiva del 2013. Da lì siamo partiti per creare un sistema che oggi è un paradigma per tutta Europa». È possibile ripetere tale esperienza direttamente in Africa, valutando una cooperazione che abbia dei risvolti anche dal punto di vista energetico? «È quello che il nostro presidente del Consiglio ha prospettato sin dall'inizio del mandato. È uno dei punti d'arrivo della gestione del fenomeno migratorio. Questo si inserisce poi anche nel più ampio quadro del Piano Mattei. L'obiettivo è un rapporto mutualistico con l'Africa: voi ci aiutate con migranti ed energia, noi vi supportiamo con know-how, formazione e progettazione. Questo è l'approccio per cui Meloni è diventata un riferimento in oltre 46 paesi». Il presidente del Consiglio, negli ultimi giorni, intanto, si dimostra vera leader anche a livello europeo, considerando la forte presa di posizione nei confronti degli Stati Uniti sulla guerra in Iran «Meloni ha sempre fatto gli interessi dell'Italia, collocata in maniera granita in Europa e in Occidente. Ricordiamo che dall'altra parte ci sono l'Iran dell'Ayatollah, la Cina di Xi Jinping e la Russia di Putin. È stata respinta quella fascinazione, ben esplicitata dal Movimento 5 Stelle, per cui bisognava andare verso Est e costruire una moderna via della seta. Diverso, invece, è candidarsi a essere ponte nel corridoio Indo-Pacifico, futura autostrada dello sviluppo».

IL Tempo
IL Tempo

Coverage and analysis from Italy. All insights are generated by our AI narrative analysis engine.

Italy
Bias: right

People's Voices (0)

Leave a comment
0/500
Note: Comments are moderated. Please keep it civil. Max 3 comments per day.
You might also like

Explore More