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Viaggio nell'ex fabbrica chiusa dal '54, tra cemento marcio ed eternit
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Viaggio nell'ex fabbrica chiusa dal '54, tra cemento marcio ed eternit

April 4, 2026
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Montagne di rifiuti nascoste tra l'erba alta, scheletri di cemento abbandonati e pericolanti e il degrado che avanza silenzioso. È questa la fotografia dell'area dell'ex fabbrica Snia Viscosa, tra la Prenestina e via di Portonaccio. Un'area di 14 ettari nel Municipio V, di cui 6,5 pubblici che, sulla carta, dovrebbe rappresentare uno dei più significativi esempi di rinascita naturalistica urbana della Capitale, ma che nei fatti appare sempre più ostaggio dell'incuria.

Viaggio nell'ex fabbrica chiusa dal '54, tra cemento marcio ed eternit

Al centro di questo scenario c'è il lago Bullicante, bacino nato spontaneamente nel 1992 durante i lavori per la costruzione di un parcheggio. Il lago (profondo fino a nove metri) è ampio di circa 10 mila metri quadrati, per estensione supera il laghetto di Villa Borghese. Un piccolo miracolo naturalistico che negli anni ha assunto grande valore, tanto da essere riconosciuto come Monumento naturale con decreto della Regione Lazio. Eppure, tutto intorno, lo scenario racconta un'altra storia. Tra i sentieri si accumulano materiali di risulta, ferri vecchi, elettrodomestici abbandonati e carrelli della spesa. Rifiuti di ogni genere che si insinuano fino ai confini del lago, compromettendo non solo il decoro ma anche la sicurezza dell'intera area. La presenza crescente di gabbiani, insolita per un contesto simile, è un segnale evidente della trasformazione in atto. A denunciare le condizioni del parco sono la capogruppo capitolina di Forza Italia, Rachele Mussolini, e il commissario politico di FI del V Municipio, Michel Emi Maritato, dopo aver svolto un sopralluogo. «L'intera area è una discarica a cielo aperto», affermano, descrivendo una realtà fatta di strutture pericolanti, immondizia, erba alta oltre un metro e occupazioni abusive. A eccezione del sentiero principale, tracciato da passaggi quotidiani, il resto del parco appare abbandonato. Cataste di cemento e detriti sono ormai parte integrante del paesaggio, mentre la vegetazione incontrollata rende difficoltoso l'accesso a molte zone. Sul lato sinistro, l'ex fabbrica tessile Snia emerge tra rovi e sporcizia come uno scheletro industriale dimenticato, un vero e proprio «ecomostro» che appare oggi sul punto di crollare sopra la testa di incauti passanti e che contribuisce a creare un'atmosfera, definita dai residenti del circondario, «da film horror». Ancora più preoccupante è la situazione in prossimità del lago. Qui si trova una struttura recintata, ormai impraticabile a causa della vegetazione, con un tetto coperto da vecchie lastre di eternit. «Un rischio concreto - sottolinea Maritato - il deterioramento potrebbe causarne il distacco e la caduta nell'acqua, con conseguenze potenzialmente devastanti per flora e fauna. Sono anni che nulla cambia e la sicurezza non è garantita». La situazione dell'ex Snia si inserisce in un territorio complesso come quello del V Municipio, caratterizzato da alta densità abitativa e da un patrimonio ambientale e storico significativo. Una realtà che richiederebbe interventi costanti e coordinati: manutenzione del verde, controllo del territorio e prevenzione degli abbandoni illeciti. Attività che però, tra carenze di personale e limiti di bilancio, faticano a trovare continuità. Nel mirino delle opposizioni anche l'amministrazione capitolina, guidata dal sindaco Roberto Gualtieri, e la giunta municipale presieduta da Mauro Caliste. «Si susseguono annunci di riqualificazione che restano sulla carta», denunciano Mussolini e Maritato, citando tra le ultime proposte anche l'acquisizione di nuove aree destinate all'ampliamento del parco e a progetti universitari. Promesse che, secondo i denuncianti, rischiano di trasformarsi nell'ennesimo «specchietto per le allodole», mentre il degrado continua a crescere. E con esso, il senso di abbandono percepito dai cittadini del quadrante Est, che vedono progressivamente compromesso il diritto a spazi verdi sicuri, fruibili e all'altezza del loro valore ambientale.

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