
Si dà malato e va al concerto di Vasco: per il dipendente finisce malissimo
April 10, 2026
IL Tempo
Una giornata di malattia dichiarata per un improvviso malessere si è trasformata in un caso giudiziario conclusosi con il licenziamento definitivo e la condanna al pagamento delle spese legali. È quanto emerge da una vicenda riportata dal “Corriere della Sera”, relativa a un operaio 52enne di Bisceglie finito al centro di un procedimento disciplinare poi approdato davanti al giudice del lavoro.

Secondo la ricostruzione dei fatti, tutto ha inizio nel giugno 2024, quando il lavoratore comunica alla propria azienda di non poter svolgere la normale attività lavorativa a causa di un disturbo gastrointestinale piuttosto fastidioso. La segnalazione arriva inizialmente attraverso un messaggio WhatsApp e successivamente con una mail indirizzata al responsabile, a cui fa seguito anche l'invio di un certificato medico che attesta lo stato di malattia. Formalmente, dunque, la procedura di assenza risulta regolare e giustificata. Nei giorni successivi, tuttavia, l'azienda avrebbe raccolto elementi tali da far sorgere dubbi sulla reale condizione di salute del dipendente. In particolare, secondo quanto contestato nel procedimento disciplinare, l'uomo sarebbe stato visto in compagnia di altre persone mentre si recava alla fermata dell'autobus con uno zaino in spalla, per poi salire su un mezzo diretto da Bisceglie a Bari. Destinazione finale del viaggio: lo stadio San Nicola, dove si sarebbe tenuto uno dei concerti di Vasco Rossi, nell'ambito della tappa barese del tour estivo. Sulla base di queste informazioni, l'azienda ha quindi avviato un'azione disciplinare contestando al lavoratore la violazione del vincolo fiduciario, elemento centrale nel rapporto di lavoro subordinato. Secondo la tesi datoriale, la malattia sarebbe stata rappresentata in maniera non veritiera al solo fine di giustificare l'assenza e partecipare all'evento musicale. Il dipendente ha respinto con decisione ogni accusa, definendo le contestazioni “generiche e infondate” e sostenendo di essere rimasto a casa per l'intero periodo indicato nel certificato medico. Nonostante la sua difesa, l'azienda ha proceduto al licenziamento ritenendo compromesso in modo irreversibile il rapporto di fiducia. La vicenda non si è però chiusa in sede aziendale. Dopo un tentativo di conciliazione fallito, il caso è arrivato davanti al Tribunale del lavoro di Trani. In aula la società ha presentato un impianto probatorio più articolato, comprendente anche le testimonianze di più persone che avrebbero condiviso il viaggio in autobus con il lavoratore proprio in direzione del concerto. Durante il procedimento giudiziario, la ricostruzione dei fatti è diventata progressivamente più chiara. Di fronte agli elementi raccolti, l'uomo ha finito per confermare quanto contestato, ammettendo di aver effettivamente partecipato al concerto nella serata indicata, nonostante l'assenza giustificata da motivi di salute. Il giudice del lavoro ha quindi ritenuto provata la condotta contestata e ha sottolineato come la comunicazione di una falsa malattia, utilizzata per assentarsi dal lavoro e prendere parte a un'attività incompatibile con lo stato dichiarato, abbia determinato una grave violazione degli obblighi di correttezza e buona fede. Nella decisione finale, il Tribunale ha confermato la legittimità del licenziamento per giusta causa, evidenziando la rottura del rapporto fiduciario tra le parti, elemento ritenuto essenziale e non più recuperabile. Il lavoratore è stato inoltre condannato al pagamento delle spese legali, quantificate in circa 5mila euro, chiudendo così definitivamente la vicenda giudiziaria.
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