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Ordine medici Roma: "Molte Case di comunità solo parzialmente attive, rischio sanzioni"

April 7, 2026
IL Tempo
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Roma, 7 apr. (Adnkronos Salute) - Le Case di comunità, pilastro della riforma della sanità territoriale prevista dal Pnrr, sono in gran parte ancora incomplete. A lanciare l'allarme è Antonio Magi, presidente dell'Ordine dei medici di Roma. I dati diffusi da Agenas - spiega Magi all'Adnkronos Salute - riflettono quanto comunicato dalle Regioni: molte strutture risultano attivate, ma spesso solo in parte.

In molti casi mancano ancora servizi fondamentali previsti dalle norme, e questo è un elemento preoccupante. Il rischio non è solo organizzativo, ma anche economico. Le verifiche europee - ammonisce Magi - non hanno ancora dato un via libera definitivo: la valutazione è rinviata a luglio. Se queste strutture non saranno davvero operative, l'Italia potrebbe subire sanzioni e le Regioni potrebbero dover restituire parte dei fondi del Pnrr. Dai dati Agenas, inoltre, emerge un forte divario territoriale: ci sono differenze evidenti tra Nord, Centro e Sud, e questo accentua le disuguaglianze nell'accesso alle cure, aggiunge il presidente dell'Omceo capitolino. Secondo Magi, il problema principale è la mancanza di personale: Si è investito molto in strutture e tecnologie, ma poco sugli operatori. La sanità però si fa con le persone: senza medici, infermieri e specialisti, anche la telemedicina rischia di restare inutilizzata, ammonisce. Le Case di comunità, sottolinea, potrebbero invece rappresentare una risposta concreta a uno dei problemi più urgenti: le liste d'attesa. Prendere in carico i pazienti cronici, parliamo di milioni di persone, aiuterebbe a ridurre la pressione sugli ospedali. Ma senza un'organizzazione efficace, questo obiettivo resta lontano. Per il presidente dei medici di Roma e provincia, la soluzione è un lavoro realmente integrato tra professionisti: Serve un modello basato su équipe multiprofessionali: medici di famiglia, specialisti, pediatri e altre figure sanitarie devono lavorare insieme, con obiettivi comuni. Oggi questa integrazione ancora non si vede, lamenta Magi che usa un'immagine efficace: Non basta mettere insieme un gruppo di professionisti, serve una squadra. In una squadra ognuno ha un ruolo preciso e coordinato: è questo che rende il sistema efficiente e dà risposte ai pazienti. Guardando alle scadenze del 2026, il presidente invita ad accelerare: Servono nuovi accordi nazionali che definiscano chiaramente organizzazione e obiettivi. Bisogna correre e investire soprattutto sul personale. Infine, Magi lancia un ultimo avvertimento: Il Servizio sanitario nazionale deve tornare attrattivo. Oggi molti professionisti scelgono di lavorare all'estero o nel privato. Senza un'inversione di tendenza, rischiamo di non avere abbastanza medici e operatori per garantire l'assistenza ai cittadini, conclude.

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