
Le primarie del No Kings. Meloni a testa in giù, ghigliottine, cori per Iran e Cuba
March 29, 2026
IL Tempo
«Bloccata la tangenziale est. Fermiamo lo stato di guerra e polizia». Si è conclusa con questa rivendicazione la manifestazione No Kings Italia che ieri ha sfilato a Roma. Dopo una lunga marcia, partita alle 14.30 da piazza Repubblica, il corteo non si è fermato a San Giovanni come previsto, ma ha continuato fino a piazzale Verano. Qui, come ultimo gesto e dopo l'invasione (autorizzata) della tangenziale est, i manifestanti hanno appeso lo striscione di testa, con su scritto «per un mondo libero dalle Guerre», sul muro dell'istituto di medicina legale dell'università Sapienza.

Il pomeriggio, però, è trascorso tra insulti e cori contro il governo. All'altezza di Santa Maria Maggiore sono comparse le prime immagini di tensione simbolica: foto capovolte della premier Giorgia Meloni, del ministro Carlo Nordio e del presidente del Senato Ignazio La Russa, accompagnate da fumogeni. Pochi minuti dopo, accanto alle immagini, è stata esposta anche una ghigliottina in legno. Quando la testa del corteo ha raggiunto piazza dell'Esquilino e la coda era ancora a piazza della Repubblica, in piazza sono aumentati i cori contro la presidente del Consiglio e striscioni contro Donald Trump, insieme a una grande bandiera palestinese. In mezzo ai cori e alle bandiere, proprio sul sagrato di Santa Maria Maggiore, un gruppo di anarchici ha esposto uno striscione per Alfredo Cospito, contro il 41 bis e con riferimenti a Sara e Sandro, i due «compagni» morti nell'esplosione avvenuta in un casolare al parco degli Acquedotti. «Se viviamo è per far saltare la testa dei re, con Sara e Sandro», recitava lo striscione bianco. E mentre il corteo avanzava verso via Merulana, gli slogan si moltiplicavano: «Fuori tutti dal 41 bis», «Meloni devi andartene», «Siamo tutti antifa», «Giù le mani dai centri sociali». Dal carro di testa qualcuno si è definito «generazione Gaza» che lotta contro i Re. La marcia ha visto la partecipazione anche di centri sociali e gruppi transfemministi, guidati dal Csoa La Strada, accompagnati dallo slogan «giù le mani dai centri sociali». Oltre a bandiere della Cgil, di Avs, e di associazioni come Amnesty International. Nelle ore precedenti e anche durante la manifestazione, sui canali social degli antagonisti sono stati pubblicati messaggi che hanno fatto temere il peggio. É stato attivato un «legal team» dedicato alla manifestazione, diffondendo numeri di riferimento e invitando a segnalare fermi e interventi delle forze dell'ordine. Prima della partenza del corteo, poi sono stati segnalati posti di blocco sull'A4, al casello di Fiano Romano, e la presenza di camionette e idranti a Porta Maggiore, con indicazioni sulla viabilità bloccata verso Termini. E mentre il corteo si dirigeva verso lo scalo di San Lorenzo, non sono mancati cori in favore di Iran, Cuba e Venezuela.
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