
Iran, l'opaco avvertimento dell'ambasciata iraniana all'Italia
April 5, 2026
IL Tempo
Un sondaggio televisivo diventa «consenso nazionale» e viene usato dall'ambasciata iraniana in Italia per provare, forse, a indicare al governo la linea da seguire nel conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele. Con un post su X dai toni quasi provocatori, Teheran è tornata sulla vicenda legata alla base di Sigonella e del diniego italiano all'atterraggio di aerei Usa, definita nei giorni scorsi «una scelta intelligente, fondata sul diritto internazionale e sulla tutela degli interessi e dell'indipendenza dell'Italia».

E ieri la sede diplomatica alza il livello. «L'ampio consenso dell'opinione pubblica italiana, così come il sostegno di alcune personalità e correnti politiche del Paese alla decisione di impedire l'uso della base di Sigonella, dimostrano la profondità della sensibilità della società italiana rispetto ai temi della guerra, della pace e del rispetto del diritto internazionale - si legge nel post su X - Questo approccio riflette l'esistenza di una sorta di consenso sociale e politico contrario a qualsiasi azione militare unilaterale e aggressiva che avvenga al di fuori dei quadri legali e delle istituzioni internazionali». Parole che suonano come un messaggio politico diretto al governo. Il post, infatti, conclude: «Si auspica che il governo italiano, proseguendo su questa linea equilibrata e responsabile, continui a muoversi nella direzione del sostegno alla pace, alla stabilità regionale e al rispetto dei principi fondamentali del diritto internazionale». In allegato l'immagine dei dati di un sondaggio diffusi dalla trasmissione Piazza Pulita. «La Spagna ha negato l'utilizzo delle basi americane nel suo territorio. Dovrebbe fare lo stesso anche l'Italia?». Risposte: sì 69,5, no 15,9, non so 14,6. Il dato, quindi, viene assunto come rappresentativo dell'opinione pubblica italiana e la sede diplomatica del regime lo trasforma in «consenso» e il consenso diventa indicazione chiara rispetto alle decisioni del governo che il ministro della Difesa, Guido Crosetto, aveva chiarito: «Gli accordi internazionali disciplinano e distinguono con chiarezza ciò che necessita di specifica autorizzazione del governo, in assenza della quale non è possibile concedere nulla, e ciò che invece è considerato autorizzato tecnicamente perché ricompreso negli accordi. Un ministro deve solo far rispettare questo». Ma la propaganda del regime si inserisce in una strategia di comunicazione che combina da un lato la rappresentazione di sé come attore che agisce nel rispetto del diritto internazionale, dall'altro l'utilizzo di strumenti mediatici e digitali per influenzare la percezione pubblica nei Paesi esterni. E così, la decisione del governo sull'uso della base militare di Sigonella viene accostata al sondaggio che richiama ad una decisione della Spagna senza tenere conto che gli accordi bilaterali prevedono meccanismi definiti. Il via libera automatico, infatti, scatta quando i velivoli non partono da basi italiane per missioni offensive in scenari di guerra. Nel caso del bombardiere di venerdì scorso, un decollo da Sigonella senza armamento non avrebbe richiesto alcuna autorizzazione da parte delle autorità italiane, configurandosi come semplice impiego logistico della base. Una soluzione di questo tipo consente comunque il trasferimento dei velivoli verso altri Paesi, appartenenti o meno alla Nato, dove si applicano regole diverse e dove sarebbe possibile procedere all'armamento e all'utilizzo di sistemi offensivi. Nel 2003 un caso analogo coinvolse i paracadutisti americani della 173ª Brigata Aviotrasportata di stanza alla caserma Ederle, impiegati con un ruolo operativo nelle fasi iniziali della guerra in Iraq. Ma in questo caso, mentre il governo decide sulle basi, qualcun altro prova a decidere la narrazione coerente con i suoi interessi.
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