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Iran, bambini come soldati e siti civili militarizzati. La strategia dei Pasdaran
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Iran, bambini come soldati e siti civili militarizzati. La strategia dei Pasdaran

April 3, 2026
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Un regime in agonia, che tenta la qualunque puntando sul logoramento dell'avversario: l'Iran di oggi resiste al colpo inferto da Israele e Usa, cercando soprattutto di strozzare gli avversari tramite la chiusura di Hormuz. Ma dentro al paese le cose sono cambiate. L'utilizzo dei ragazzi nell'apparato di sicurezza gestito dai Pasdaran non è più solo un'accusa delle organizzazioni internazionali umanitarie, ma una realtà consolidata.

Iran, bambini come soldati e siti civili militarizzati. La strategia dei Pasdaran

Il regime recluta volontari dai 12 anni in sù, da impiegare in pattugliamenti, posti di blocco e compiti di supporto logistico. Non solo numeri, ma nomi. Come Alireza Jafari, di 11 anni, morto in un raid a Teheran lo scorso 11 marzo mentre si trovava di guardia col padre in un checkpoint. Questi adolescenti - riferiscono testimoni in loco a Bbc e Afp - fermano automobili, perquisiscono veicoli e controllano telefoni cellulari. Da Teheran a Karaj, passando per Rasht. La pratica non è casuale, ma sistematica. Una chiara violazione del diritto internazionale e del Protocollo opzionale alla Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia sul coinvolgimento dei minori nei conflitti armati che stabilisce il divieto per gli Stati di coinvolgere nelle ostilità i minori di 18 anni. Ma la politicizzazione dell'infanzia, l'educazione alla fedeltà e la trasformazione dei ragazzi in soldati sono l'ultimo tentativo del regime di ricostruire un'unione forzata nel paese. Un fatto che vede un precedente nella guerra contro l'Iraq, quando ragazzi molto giovani furono mobilitati nei Basij e in alcuni casi mandati al fronte. Intanto, una direttiva interna segreta dei Guardiani della Rivoluzione - pubblicata su Iran International - rivela l'esistenza di un piano sistematico e burocraticamente strutturato per integrare le operazioni belliche all'interno di infrastrutture civili. Il documento di 33 pagine, intitolato Istruzione per l'identificazione, la manutenzione e l'uso delle posizioni, dimostra che l'uso di siti non militari non è una scelta d'emergenza, ma una dottrina operativa consolidata basata su concetti di inganno e normalizzazione. Il piano prevede la mappatura e l'utilizzo di una vasta rete di siti apparentemente ordinari, come complessi sportivi, centri industriali, capannoni e magazzini. Siti che fungono poi da posizioni tecniche dove i missili possono essere preparati, assemblati e riforniti al riparo dalla sorveglianza nemica. La strategia punta sull'invisibilità: i luoghi vengono scelti in base alla facilità di occultamento, alla capacità di disattivare eventuali telecamere a circuito chiuso e alla velocità con cui i mezzi possono entrare e uscire per i lanci. Questa sistematica sovrapposizione tra geografia militare e civile comporta gravi rischi per la popolazione, già stremata da anni di vessazioni da parte del regime.

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