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Ex Snia da horror, svolta vicina per il recupero (sinistra permettendo)
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Ex Snia da horror, svolta vicina per il recupero (sinistra permettendo)

April 4, 2026
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Sarà l'Agenzia delle Entrate a decidere quanti milioni il Comune di Roma dovrà versare alla società Ponente 1978, proprietaria dell'area dell'ex Snia Viscosa sulla Prenestina, per entrare in possesso dei 3,3 ettari necessari ad ampliare il «Parco delle energie», già in parte pubblico. Quella dell'ex Snia è una questione cara alla sinistra romana, che da decenni spinge per l'esproprio, e soprattutto al centro sociale che vive e prospera in una delle strutture del complesso, occupata nel 1995.

Ex Snia da horror, svolta vicina per il recupero (sinistra permettendo)

Un paio d'anni prima, dagli scavi avviati dalla società Ponente grazie a un permesso a costruire rilasciato dal Comune (che prevedeva anche funzioni logistiche e produttive), emerse accidentalmente il lago Bullicante, un grande specchio d'acqua alimentato dall'antico fosso della Marranella. Una scoperta straordinaria che però innescò una serie di altri eventi (dallo stop dei lavori all'occupazione abusiva, fino al rapporto altalenante tra il Campidoglio e la proprietà) il cui effetto è oggi sotto gli occhi di tutti. Degrado, strutture di cemento che cadono a pezzi, un'area dalle enormi potenzialità inutilizzata. E proprio quando sembrava alle porte la soluzione della vicenda, con l'interessamento del fondo Enasarco per finanziare la riqualificazione dell'ex Snia, da adibire a studentato e servizi universitari, a dicembre scorso Roma Capitale ha fatto di nuovo saltare il banco, estromettendo di fatto l'Enasarco dalla partita e tornando a battere sulla via dell'esproprio, caldeggiata dall'ala radicale della maggioranza e da parte del Pd. Solo che, se il fondo Enasarco aveva stimato il valore di quei tre ettari da cedere al Comune in circa 15 milioni, Palazzo Senatorio in una sua perizia si era fermato a sei. Posizioni evidentemente inconciliabili e un'ennesima battuta d'arresto dopo 30 anni di mancato recupero dell'area, più volte sacrificato dalla politica sull'altare dei rapporti con i collettivi. Ora però, grazie a una proposta fatta dai proprietari, la svolta potrebbe essere vicina. La Ponente - si legge in una mozione approvata martedì scorso in Assemblea capitolina, che impegna sindaco e giunta a rimettersi al tavolo con la società - il 17 marzo avrebbe presentato una «proposta di convergenza» volta «a riprendere un confronto con l'Amministrazione su basi tecniche e collaborative». Ricostruiscono i consiglieri che hanno firmato la mozione - dal Pd a Italia Viva fino alle liste Demos e Roma Futura - che questa proposta prevede «un programma unitario di rigenerazione che prevede la suddivisione dell'area in tre componenti funzionali»: studentato e centro universitario verranno costruiti sul versante tra la Prenestina e via di Portonaccio, dove ci sono gran parte delle strutture diroccate, mentre i famosi 3,3 ettari (che includono la parte del lago non ancora pubblica e buona parte dell'edificio centrale) verranno ceduti al Comune sulla base di una stima prodotta dall'Agenzia delle Entrate. La proprietà - scrivono ancora i consiglieri - si è infatti impegnata ad accettare il «quantum», per il quale sempre nella mozione si cita anche la possibilità di una permuta. Oltre ai servizi universitari, i consiglieri chiedono che siano considerate anche «finalità di interesse generale» e «servizi di livello locale». Ora di motivi per sfilarsi non ce ne sono più, si vedrà se stavolta si vorrà davvero andare fino in fondo.

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