Advertisement
Elly Schlein, anche il Corriere le fa il funerale: "Urla, strepiti e altro ancora"
World

Elly Schlein, anche il Corriere le fa il funerale: "Urla, strepiti e altro ancora"

April 1, 2026
Libero Quotidiano
Scroll

Il Paolo Mieli che non ti aspetti (più). Al Nazareno ieri mattina hanno sudato freddo alla lettura dell’editoriale di un giornalista di razza come lui. In pratica, ha fatto il bis del 2006 quando annunciò il suo voto a Romano Prodi: era l’elezione vinta dall’Ulivo per 24mila voti. Ora ha scartato Elly Schlein in favore di Giuseppe Conte e il trambusto è al massimo nel centrosinistra.

Elly Schlein, anche il Corriere le fa il funerale: "Urla, strepiti e altro ancora"

Urla, strepiti e altro ancora nelle stanze della segretaria, «ma che gli abbiamo fatto di male», tutto il cerchio magico in lacrime. Certo, non tutti sono così disperati. Nel Pd c’è anche un rumore sordo proveniente da tutti quelli che vorrebbero fare fuori Elly. E hanno trovato un megafono potentissimo. «Conte è già stato premier», dicono sottovoce, lasciando intendere che c’è una differenza abissale con chi non si è mai cimentata nell’opera. Per ora i più ottimisti nel Pd si limitano a parlare di strascichi referendari, ma questo non può riguardare un giornalista di quel livello e semmai gli apparati di partito. Però c’è un’annotazione che va fatta: è passata appena una settimana dal voto sulla riforma Nordio e già si cambia copione. «Gli stessi che non hanno fermato Giorgia Meloni nella corsa verso il prevedibile schianto referendario» fa notare Mieli sulle pagine del Corriere oggi le suggeriscono di buttarsi nel burrone delle elezioni anticipate. «Avanti tutta», ieri. «Tornate al voto», oggi. Senza neppure il tempo di spiegare come si sia potuto ignorare un esito scritto. E fin qui Mieli tira qualche sassolino sul centrodestra. Per lui la riforma della giustizia è stata varata “a colpi di blitz” e consegnata al giudizio degli elettori, gli stessi – spiega sempre Mieli - che avevano già bocciato «tutte, diconsi tutte» le precedenti modifiche costituzionali. Il risultato? Scontato, ma evidentemente non per tutti. E ora c’è chi rilancia con nuovi azzardi, quasi fosse un modo per evitare l’esame degli errori. Ma il bello viene subito dopo ed è la chiave del suo articolo. Se, però, a destra si naviga a vista, anche a sinistra non regna esattamente la calma, fa notare il giornalista. Anzi. La vera vincitrice del referendum, dicono in molti, pareva Elly Schlein, capace di tenere insieme un fronte che va da Matteo Renzi a Nicola Fratoianni. Un miracolo politico, almeno sulla carta. Ma qui arriva il difficile: trasformare l’alleanza elettorale in progetto di governo. Il primo nodo è la legge elettorale: serve una maggioranza “certa”, non le solite coalizioni raffazzonate. Poi il programma. E infine il rebus delle primarie. E spunta la domanda delle domande; ha senso mettere in competizione Elly Schlein e Giuseppe Conte dopo aver firmato lo stesso documento? «Primarie di incoronazione», le chiamano: si vota, ma il vincitore è già deciso. Quando non è così – vedi la corsa tra Renzi e Bersani - restano solo macerie. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46770702]] E allora ecco la provocazione: Schlein faccia un passo indietro e lasci il campo a Conte, già rodato a Palazzo Chigi e potenzialmente più rassicurante per l’elettorato moderato. Mieli non la definisce una resa, ma una mossa tattica. In sostanza, Mieli contesta la linea politica della Schlein e mette in dubbio la sua capacità di leadership, soprattutto in relazione alla gestione dell’opposizione e alla direzione del partito. L’editoriale del Corriere nota come la Schlein stia puntando su una linea molto identitaria e ideologica, ma poco efficace sul piano elettorale. Il rischio, secondo Mieli, è di parlare solo a una parte già convinta dell’elettorato. Di qui la denuncia di una debolezza come leader di opposizione. E uno dei passaggi più forti mette in dubbio la capacità della Schlein di costruire una vera alternativa al governo. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47052095]] L’opposizione appare frammentata e poco incisiva, e il Pd non riesce a dettare l’agenda. E siccome i problemi non bastano mai, Mieli ha buon gioco nell’evidenziare le tensioni e i malumori dentro il Pd: la leadership di Elly non ha ancora consolidato un equilibrio interno certo. Tutto questo porta all’assenza evidente di una strategia larga: c’è poca capacità di parlare a elettori moderati o indecisi. Auguri...

Libero Quotidiano
Libero Quotidiano

Coverage and analysis from Italy. All insights are generated by our AI narrative analysis engine.

Italy
Bias: right
Advertisement
You might also like

Explore More