
Conte il cinese non si nasconde più
April 10, 2026
IL Tempo
Testo e contesto, come si usa dire. Il «testo» di ieri è rappresentato dagli interventi parlamentari di Giorgia Meloni, che ha scelto sia alla Camera che al Senato un registro energico, combattivo, a testa altissima. «Rabbia e orgoglio», titola oggi non a caso il nostro giornale. La Premier ha voluto trasmettere l'idea di stare a suo agio al centro del ring, di essere prontissima alle durezze delle sfide dell'anno pre-elettorale, e ha ricordato a tutti, a partire dagli avversari («io vi sfido»), di essere una collaudatissima fighter.

Molto bene: era il segnale anche psicologico che serviva dopo il cattivo risultato del referendum. Dopo di che, qui a Il Tempo pensiamo che oltre alla grinta serva anche un'agenda per i prossimi 12-16 mesi, un pacchetto di cose visibili e comunicabili su tasse-sicurezza-immigrazione. Siamo convinti che ne sia persuasa anche la Presidente del Consiglio. ùPoi, su un altro piano, c'è il «contesto». Lasciate perdere (sono elementi trascurabili, passeggeri, scenette a uso di telecamera) gli strilletti in Aula delle opposizioni. Il fatto più significativo, dalle parti della sinistra, si è registrato alle 8.33 di ieri mattina, una mezz'ora prima che Meloni prendesse la parola a Montecitorio. Bloomberg, in quel momento, ha anticipato un'intervista di Giuseppe Conte, il quale, senza girarci intorno, ha aperto (forse è il caso di dire: si è nuovamente offerto) a Pechino: «L'Italia deve proteggere i propri interessi anche guardando alla Cina», ha lasciato a verbale. È chiaro di cosa stiamo parlando? Il «partito cinese» in Italia non si nasconde più, si manifesta in modo esplicito e perfino plateale. Una volta con Massimo D'Alema, una volta con Romano Prodi, altre volte con zelanti portavoce mediatici e «culturali», e ora, senza neanche bisogno di attenuazioni e perifrasi, tramite l'uomo che si candida alla guida dello schieramento di centrosinistra. Lo stesso uomo - per capirci - che in una sua precedente stagione a Palazzo Chigi portò in Italia trionfante Xi Jinping, il dittatore cinese a cui non sembrò vero - con tanta facilità di mostrare in mondovisione con quanta deferenza veniva ricevuto nel cuore dell'Occidente. Ecco dunque cosa sarebbe in gioco con Conte di nuovo a Palazzo Chigi nel 2027. Non solo lo sfascio dei conti pubblici (Conte è l'uomo del superbonus), non solo il giustizialismo, ma un secco spostamento del Paese verso l'asse geopolitico anti-Occidente. Meloni ha tenuto l'Italia nella metà campo giusta, l'avvocato del popolo si schiererebbe dall'altra parte. Ma non ditelo ai grandi (e pure ai piccoli) giornali italiani, che già adorano il leader grillino, e ieri non hanno scritto mezza riga nemmeno sul tema delle mascherine, che l'altro ieri in Commissione Covid è stato accostato da un imprenditore a uno studio legale ben noto all'avvocato Conte. Noi qui siamo garantisti, e quindi non scagliamo accuse tuttora da dimostrare, ci mancherebbe. Ma gli altri non hanno nemmeno consentito ai lettori di leggere un trafiletto sulla questione. Conte non si tocca: né con un fiore né con una mascherina.
IL Tempo
Coverage and analysis from Italy. All insights are generated by our AI narrative analysis engine.