Cambio al vertice dell'Anm: Tango succede a Parodi
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Cambio al vertice dell'Anm: Tango succede a Parodi

March 29, 2026
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Cambio di stagione non solo tra i politici, ma anche all'interno dell'Anm. A dimettersi, stavolta, è Cesare Parodi, il giurista torinese che, negli ultimi mesi, abbiamo sentito e letto per i ripetuti attacchi al governo. Anche il suo ultimo giorno da presidente, d'altronde, è stato all'insegna delle invettive contro Palazzo Chigi. Riferendosi alla consultazione referendaria, senza giri di parole, dice: «Abbiamo riacceso la luce, ma non abbiamo ripulito la stanza».

Cambio al vertice dell'Anm: Tango succede a Parodi

Cita addirittura l'indimenticabile Re Artù per evidenziare «l'unità di chi ha vinto». Esorta i colleghi a non dimenticare un momento che, a suo dire, resterà nella storia, proprio come Merlino e i mitici cavalieri: «Ricordatevi di dirvi sempre, io c'ero quella notte». Motivo per cui invita il Comitato centrale della sua associazione ad adoperarsi per continuare a «dimostrare ai cittadini di avere la volontà di risolvere i problemi legati alla giustizia, soprattutto a quelli che hanno votato Sì». Quasi come se questi ultimi fossero dei malati da curare. Non è mancata neanche la bordata al veleno nei confronti del sottosegretario Fazzolari che aveva ipotizzato ripercussioni post-voto. «I suoi timori – sottolinea – sono infondati. Continueremo ad applicare la legge». Una stoccata, poi, nei confronti dei colleghi che si sono espressi a favore della riforma: «Chi si è presentato con una casacca di un partito e mi viene a dire fate politica non mi piace». In tal senso, ancora più chiaro l'affondo del suo segretario Rocco Gaspare Maruotti che spiega come «il rischio di toccare la Costituzione sia stato, per fortuna, arginato». Un vero e proprio sfogo contro la maggioranza pure quello di Angelo Reale, consigliere presso la Corte d'Appello di Catania: «I cittadini – pontifica - non hanno premiato noi, ma hanno punito una politica sbagliata». L'unica a non criticare il centrodestra è Natalia Ceccarelli, giudice della Corte d'Appello di Napoli e frontwoman del Sì, che sbatte la porta in faccia al direttivo dell'Anm, dopo aver bocciato pubblicamente i festeggiamenti partenopei. Una cosa è certa, se il suo gesto conquista i social, viene quasi ignorato dal sindacato dei magistrati. Non è un caso che a prendere il posto di Parodi è Giuseppe Tango, il giudice che, interrogato sul governo, parlava di «deriva autoritaria da arginare». Riferendosi al referendum, d'altronde, esordisce come sia «il tempo di gioire per un traguardo sperato». Ecco perché la sua «apertura al dialogo» con gli altri poteri dello Stato è solo un auspicio. Tra il dire e il fare, dicevano gli antichi, c'è il mare. Pur essendo stato indicato da Magistratura Indipendente, i membri del suo esecutivo tutto vogliono, tranne che sedersi al tavolo con Meloni. Mai come in questo frangente sarebbe attuale la mitica frase di Giuseppe Tomasi di Lampedusa: «Cambiare tutto per non cambiare niente».

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