
Dentro la galassia antagonista c’è un pensiero ricorrente, che rimbalza da Milano a Roma, da Torino Bologna, da Padova a Napoli, laddove centri sociali e collettivi studenteschi contano su un’ampia manovalanza: sfruttare la vittoria del “No” al referendum sulla giustizia per alzare ancora di più la tensione, puntando sulla specialità della casa, ovvero il caos di piazza, e giustificando il tutto come risposta democratica alle politiche del governo illiberale. Domani, nella Capitale, sarà una giornata campale per l’ordine pubblico. Il corteo “No Kings” contro «autoritarismo, guerra, riarmo, genocidio e repressione» - si parla di almeno 15mila persone - sarà anche il primo vero banco di prova per le nuove norme inserite nell’ultimo decreto sicurezza, su tutte il fermo preventivo. I toni sono accesi, accesissimi. «Un “No” contro il governo di Giorgia Meloni e la sua svolta autoritaria, un “no” che ora dobbiamo trasformare in un’onda contro i re e le loro guerre! Invadiamo Roma, blocchiamo tutto», è il tam tam che corre sui social. Da piazza della Repubblica a piazza di Porta San Giovanni - passando per l’Esquilino, punto molto sensibile per la presenza di CasaPound- la sfilata vedrà presenti i nomi forti dell’antagonismo: dai milanesi del Lambretta ai padovani del Pedro, dai napoletani dell’ex opg Je so’ pazzo ai fiorenti del Cpa, fino ai romani dello Spin Time e, soprattutto, ai torinesi di Askatasuna, campioni indiscussi dei disordini di piazza. Ci saranno anche collettivi studenteschi e universitari da ogni parte d’Italia, sindacalisti oltranzisti e pure politici veri e propri. Di Avs, tu guarda il caso... Luca Blasi, assessore alle Politiche Abitative del Municipio III di Roma in quota rossoverde, è addirittura il portavoce del movimento “No Kings Italia”. «Hanno paura che dopo la batosta al referendum arriva quella della piazza. E allora che fanno? Seminano paura, alzano il livello, cercano di dividere il fronte compatto dei No Kings. Rimarranno delusi. Invaderemo e bloccheremo Roma in continuità con le manifestazioni oceaniche per Gaza», ha detto nei giorni scorsi. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46881967]] Poi, due giorni fa, in occasione della conferenza stampa di presentazione del corteo nella sede romana della Federazione nazionale della stampa, ha rincarato la dose: «Bisogna parlare di salario minino e di finanziamenti non alle armi, ma alla sanità e all’istruzione. Essere No Kings è questo: combattere un’idea sbagliata della politica che pensa alla leadership invece che ai processi collettivi». Ovviamente non ce lo auguriamo ma se qualcosa dovesse andare storto, ipotesi non proprio remota visti i giocatori in campo, chissà quali giustificazioni pioveranno dalle parti di Alleanza Verdi Sinistra. L’ultima volta, ovvero il corteo per Askatasuna del 31 gennaio a Torino (con annessa guerriglia urbana), non è andata benissimo. Gli organizzatori, intanto, mettono le mani avanti. Domani, per chiunque fosse fermato, denunciato o si trovasse alle prese con «qualsiasi problema legale», sarà attivo il numero dell’Hub di Protezione. Le istruzioni per l’uso sono chiare: «Verrai reindirizzato a un avvocato presente in manifestazione per ricevere supporto durante o dopo». Del resto, è il messaggio dei No Kings, «il 28 marzo deve essere qualcosa di più di una data: un passaggio di una forza collettiva ampia che attraversa tutto il Paese, che viene dai territori, dalle città e che dialoga immediatamente con una mobilitazione globale». Ma non è tutto. Qualche ora prima del corteo partirà dal Colosseo la Marcia degli Invisibili «contro il razzismo di Stato e la chiusura di tutti i Cpr»; stasera, invece, alla Città dell’Altra Economia in programma c’è concerto gratuito che vedrà salire sul palco decine di cantanti e attori rossi. La raccolta fondi per coprire le spese della mobilitazione, però, non ha minimamente raggiunto l’obiettivo dei 25mila euro, visto che al momento ne sono stati raccolti solo 9mila. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46783990]] In ogni caso, il timore più grande, dal Viminale in giù, è che alla manifestazione di domani faccia capolino la frangia anarco-insurrezionalista legata al famigerato “gruppo Cospito”. Quello che è certo è che gli odiatori dello Stato, domenica mattina, saranno al Parco degli Acquedotti per portare dei fiori laddove sono morti i bombaroli Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone. «Con Sara e Sandrone a testa alta», si legge su un volantino con la “a” cerchiata. A mezzogiorno gli anarchici si sposteranno al Quarticciolo. «Per l’anarchia». [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46297216]]
March 28, 2026